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15/09/2021
Business & Sales

Business Intelligence, perché portarla in azienda

Come sfruttare il potere dei dati per un approccio manageriale proattivo

In questo articolo:

  • Come sfruttare il potere dei dati per un approccio manageriale proattivo
  • Dati, labirinti e opportunità da decifrare
  • Business intelligence, perché serve in azienda?
  • BI, in cosa consiste nella pratica?
  • Sei motivi per adottare un modello di BI
  • Come scegliere il software giusto?
Autore

Riccardo Giusti
CEO

Come sfruttare il potere dei dati per un approccio manageriale proattivo

Usare la Business Intelligence (BI) per padroneggiare, decifrare e orientarsi nella moltitudine di dati aziendali in possesso delle aziende è una delle migliori armi a disposizione dei manager per far crescere e consolidare il proprio business, rimanendo competitivi.

Ma cos’è la Business Intelligence?
E come è possibile destreggiarsi nel groviglio di dati che ogni azienda raccoglie strada facendo, nel corso degli anni e attraverso svariate piattaforme?

 

Dati, labirinti e opportunità da decifrare

Immaginate di essere in un grande labirinto.
Finché resterete al suo interno, non avrete la visione chiara e precisa di come muovervi per arrivare alla meta. La strada giusta c’è, il problema è trovarla.
Ma se per esempio possedeste uno strumento – magari un drone – che vi permettesse di analizzare la situazione dall’alto e avere una panoramica semplificata del labirinto, sarebbe facile indirizzarvi in maniera strategica e decifrare la via migliore per raggiungere l’obiettivo.

Ecco, semplificando molto, potremmo dire che il labirinto è l’insieme intrigato di informazioni e dati a disposizione della vostra azienda. Un’affascinante opportunità che può condurvi all’obiettivo ma che – al contempo – ha il limite non irrilevante di dover essere criptata e analizzata razionalmente. Pena l’inutilità e la dispersione di energie.

Il drone è la vostra arma segreta: la Business Intelligence.
Un moderno filo rosso di Arianna che permette ai manager di pianificare l’itinerario giusto da percorrere, senza perdersi in vicoli ciechi o angoli bui, evitando di imboccare strade faticose e spesso inconcludenti.
Dritti alla meta, insomma, con la cartina in mano piena di indicazioni per evitare brutte sorprese spesso prevedibili.


I dati sono un bene prezioso per le imprese. Per utilizzarli in maniera strategica vanno però storicizzati, coordinati, analizzati. La Business Intelligence serve a prendere decisioni aziendali “data driven”.

Business intelligence, perché serve in azienda?

Se infatti nella vita di tutti i giorni, a seconda dei gusti, perdersi per qualche ora in un labirinto verdeggiante potrebbe essere addirittura piacevole, lo stesso non accade quando si è a capo di un’azienda, grande o piccola che sia.
Qui il controllo della situazione è fondamentale.
Sapere qual è l’andamento del proprio business e pianificare gli affari attraverso la codifica dei dati è, infatti, una delle chiavi principali di successo.

Ma cerchiamo di capire meglio cosa si intende quando si parla di “Business intelligence”.

La BI è l’insieme dei processi aziendali, tattiche e strumenti tecnologici messi in atto per raccogliere, registrare, esaminare, riordinare e analizzare i dati emersi dalle operazioni o attività imprenditoriali, con l’obiettivo di migliorare le performance aziendali.

Ogni azienda è in possesso di una grande e sempre crescente quantità di dati raccolti in vari periodi e da diverse fonti. Pensate, per esempio, ai dati di acquisto, ai dati del marketing, ai dati relativi al magazzino, ai dati di vendita, ai dati di spedizione, ai dati di produzione.

Il problema cruciale però è che avere questi dati non è affatto sufficiente.
In azienda i dati sono spesso grezzi, confusi, frammentati, poco accessibili, sovrapposti, raccolti in periodi diversi e salvati su altrettanto diversi dispositivi.
In altre parole, sono difficili da consultare.
Perché siano utili bisogna invece raccoglierli, processarli, analizzarli, validarli, sfruttarli in maniera univoca, condivisa e strategica.
Senza questo passaggio progettuale è impossibile mettere in atto una politica aziendale proattiva e consapevole, modulata sulla base degli obiettivi e della vision.
A tutto questo pensa la Business Intelligence.

 

BI, in cosa consiste nella pratica?

A livello pratico la BI si traduce in software e tecnologie capaci di ottenere, processare, storicizzare e coordinare contemporaneamente e in tempo reale una grande quantità di dati aziendali provenienti da fonti e periodi diversi, trasformandoli in maniera automatizzata in statistiche, diagrammi, relazioni, report, grafici che – se ben utilizzati e integrati con l’analisi dei dati e l’analisi aziendale – possono fare la differenza, ottimizzando le performance aziendali.

In pratica, con la BI, possiamo rispondere a domande importanti, del tipo:

  • Cosa ha determinato questo successo?
  • Che strategia potrebbe essere messa in atto per creare un altro tipo di risultato?
  • Quali sono le aree di criticità?
  • Quali sono i nostri punti di forza?
  • Verso che direzione sta andando il business?
  • Su cosa sarà meglio puntare nel futuro?

Il manager è insomma messo nelle condizioni di poter prendere decisioni “data driven”, cioè trarre conclusioni pilotate sulla base dei dati.

Perché l’intuito è importante, questo lo sappiamo ma in periodi incerti come quelli che stiamo vivendo prendere decisioni di pancia non è sempre consigliabile.
Meglio far poggiare le idee su un supporto solido di dati oggettivi e ben interpretati, capaci di ridurre il margine di rischio e dare al management aziendale una logica proattiva e predittiva.

 

Sei motivi per adottare un modello di BI

Insomma, non è difficile trovare svariati buoni motivi per approcciarsi a un sistema di Business Intelligence in azienda.

Infatti, la Business Intelligence:

  1. Trasforma dati complessi in pillole di sapere, facilmente interpretabili e a portata di mano.
  2. Mette nelle condizioni di prendere decisioni strategiche, reattive e veloci, snellendo i processi, aumentando le performance aziendali e prevedendo trend.
  3. Permette di avere una visione oggettiva e a 360° della situazione, mostrando ciò che va bene e ciò che non funziona.
  4. Potenzia la customer experience, perché permette di conoscere meglio i clienti e dunque le loro esigenze.
  5. Migliora la comunicazione e la collaborazione all’interno del team con dati facilmente condivisibili e dal formato comune.
  6. Rende più professionale e sicura la gestione dei dati.

 

Come scegliere il software giusto?

Una volta compresa la necessità di dotarsi di un sistema di BI, il passo successivo è scegliere il software più adatto alle proprie esigenze.

Per una decisione consapevole, è sempre bene che il manager si ponga alcune domande. Per esempio:

  • Che dimensioni ha la mia azienda?
  • Quante persone utilizzeranno il software e chi sono?
  • Da quante fonti provengono i dati aziendali?
  • La mia squadra di lavoro è esperta in data management?

Più il software sarà costruito “su misura” per l’azienda, adattandosi al suo grado di complessità, meglio sarà.


NikèBI è un’app di Giustisoft basata su una tecnologia Microsoft Power BI che offre una base di partenza ampia e articolata, adatta per gli utenti interni ed esterni all’azienda (solitamente la maggioranza) che necessitano di informazioni accurate ma di facile lettura, chiare e accattivanti.

Contemporaneamente NikèBI si apre a risolvere le esigenze più impegnative offrendo, attraverso accurate analisi specializzate, il quadro dinamico della situazione del business aziendale, come in una sorta di storytelling costruito attraverso report e statistiche.

Uno strumento importante, ormai necessario per ogni azienda che voglia essere davvero competitiva.

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